IL FALLIMENTO SCIENTIFICO DEL DARVINISMO 

E DEL SUO BAGAGLIO IDEOLOGICO


L'inganno dell'evoluzione

di Harun Yahya



 
 
 
CONTENUTI

INTRODUZIONE:
Perché la teoria dell' evoluzione?

Per liberarsi dal pregiudizio

Una breve storia della teoria

I meccanismi immaginari dell'evoluzione

I reperti fossili confutano l'evoluzione

La favola della transizione dall'acqua alla terra

L'origine degli uccelli e dei mammiferi

Ingannevoli interpretazioni dei fossili

Falsificazioni dell'evoluzione

Lo scenario dell'evoluzione umana

L'evoluzione di fronte al vicolo cieco della molecola

La termodinamica confuta l'evoluzione

Progetto e coincidenza

Le affermazioni degli evoluzionisti e la realtà

La teoria dell'evoluzione: una predisposizione al materialismo

I mezzi di comunicazione: terreno fertile per l'evoluzione 

Conclusione: l'evoluzione è un'inganno

La realtà della Creazione

La confutazione del materialismo

La vera essenza della materia

Relatività del tempo e realtà del fato

La vera essenza della materia



Coloro che contemplano coscienziosamente e saggiamente quanto li circonda comprendono che ogni cosa nell'universo –vivente o non vivente– deve essere stata creata. La questione diventa quindi: "Chi è il creatore di tutte queste cose?".

È evidente che "la realtà della creazione", che si rivela in ogni aspetto dell'universo, non può essere una conseguenza dell'universo stesso. Ad esempio, una cimice non può avere creato se stessa. Il sistema solare non può essersi creato e organizzato da solo. Nemmeno le piante, gli umani, i batteri, gli eritrociti (globuli rossi del sangue) o le farfalle possono aver creato se stessi. La possibilità che tutto questo possa essere stato originato "dal caso" non è neppure immaginabile.

Si perviene quindi alla seguente conclusione: tutto ciò che vediamo è stato creato, ma nulla può essere il "creatore" di se stesso. Il Creatore è differente e superiore a ciò che percepiamo con i nostri occhi, un potere sovrastante e invisibile, la cui esistenza e i cui attributi sono rivelati da tutto ciò che sussiste.

Questo è il punto in cui coloro che negano l'esistenza di Allah esitano, in quanto sono stati condizionati a non credere nella Sua esistenza a meno che non possano percepirlo con i loro occhi. Costoro sono costretti a ignorare l'attualità della "creazione", manifesta  in tutto l'universo, e provano falsamente che quest'ultimo e tutti gli esseri viventi non sono stati creati. La teoria evoluzionista è un chiaro esempio del loro vano tentativo.

L'errore di base di coloro che negano Allah è condiviso da molte persone, le quali, per quanto non rifiutino la Sua esistenza, Ne hanno una percezione errata. Questi non negano la creazione, ma hanno una credenza superstiziosa riguardo a "dove" Allah sia. La maggior parte di essi pensano che Egli sia nel "cielo". Credono che Allah sia su un pianeta molto distante e che talvolta intervenga negli "affari mondani". Oppure che non si intrometta affatto: Egli ha creato l'universo e l'ha abbandonato a se stesso, lasciando gli uomini liberi di determinare il loro destino.

Alcuni hanno sentito che nel Corano è scritto che Allah è "ovunque", ma non possono comprendere che cosa ciò significhi esattamente.  Pensano che Egli circondi tutto come onde radio o come un gas invisibile e intangibile.
Nondimeno, questa e altre nozioni che non sono in grado di chiarire "dove" Allah sia (e magari lo negano proprio per questa ragione) sono fondate su un errore comune. Essi mantengono un pregiudizio infondato che li spinge a creare delle opinioni errate nei confronti di Allah. Cos'è questo pregiudizio?

Tale pregiudizio concerne la natura e le caratteristiche della materia. Siamo così condizionati dalle supposizioni sulla materia che non chiediamo neppure se essa esista o se sia soltanto un'ombra. La scienza moderna distrugge i pregiudizi e dischiude una realtà di primaria importanza e grandiosità. Nelle pagine seguenti, tenteremo di spiegare di che cosa si tratti e come essa sia già stata rivelata nel Corano.
 

Il mondo dei segnali elettrici

Tutte le informazioni sul mondo in cui viviamo ci sono trasmesse per mezzo dei cinque sensi. Il mondo che conosciamo consiste di ciò che i nostri occhi vedono, le mani toccano, il naso odora, la lingua gusta e le orecchie sentono. Non abbiamo mai pensato che il mondo "esterno" possa essere altro da ciò che i nostri sensi ci presentano, in quanto solo da essi siamo dipesi sin dal giorno della nascita.

Le moderne ricerche in molti differenti ambiti della scienza ci mostrano, nondimeno, una comprensione molto diversa, creando dei dubbi riguardo ai sensi e al mondo che tramite essi percepiamo.

Il punto di partenza di questo approccio è che la nozione di "mondo esterno" formata nel nostro cervello è soltanto una reazione creata da segnali elettrici. Il colore rosso della mela, la durezza del legno, vostra madre, vostro padre, la vostra famiglia e tutto ciò che possedete, la casa, il lavoro, le linee di questo libro sono composte solo di segnali elettrici.

 
Le stimolazioni provenienti da un oggetto vengono convertite in segnali elettrici e provocano un effetto nel cervello. Quando "vediamo", in realtà osserviamo gli effetti di tali segnali elettrici nella nostra mente.
Frederick Vester spiega quanto la scienza ha acquisito su questo tema:

Quanto affermato da alcuni scienziati che "l'uomo è un'immagine, tutto ciò di cui si fa esperienza è temporaneo e ingannevole e questo universo è un'ombra" sembra confermato dalla scienza attuale.173

Il noto filosofo George Berkeley commenta a questo proposito:

Noi crediamo nell'esistenza degli oggetti in quanto li vediamo e li tocchiamo ed essi ci vengono riflessi dalle nostre percezioni. Nondimeno, le nostre percezioni sono unicamente idee nella nostra mente. Ne consegue che gli oggetti che catturiamo con le percezioni non sono altro che idee, le quali non sono essenzialmente in alcun posto se non nella nostra mente... Dal momento che tutte queste cose esistono solo nella mente, vuol dire che noi siamo abbindolati da inganni quando immaginiamo che l'universo e le cose abbiano un'esistenza al di fuori della mente. Così, nessuna delle cose che ci circondano ha un'esistenza esterna alla mente.174

Per chiarire questo argomento, consideriamo il senso della vista, che ci fornisce le più estese informazioni riguardo al mondo esterno.


Le modalità della vista, dell'udito e del tatto

L'atto di vedere si compie in modo molto progressivo. I fasci di luce (fotoni) che dipartono dall'oggetto verso l'occhio passano attraverso il cristallino, nella parte anteriore dell'occhio, dove vengono scomposti e si riversano rovesciati sulla retina, situata nella parte posteriore. Qui, la luce urtante viene trasformata in segnali elettrici i quali sono trasmessi dai neuroni verso un punto minuscolo detto centro della visione, situato nella parte posteriore del cervello. Questo segnale elettrico viene percepito come un'immagine dopo una serie di processi. L'atto di vedere avviene in questo punto situato nella parte posteriore del cervello in cui regna un'oscurità assoluta essendo completamente isolato dalla luce.

Consideriamo ora questo processo apparentemente ordinario e usuale. Quando si dice di "vedere", in realtà si percepiscono gli impulsi che, raggiunto l'occhio, sono inviati al cervello dopo essere stati trasformati in segnali elettrici. Quindi, quando affermiamo di "vedere", stiamo in realtà osservando dei segnali elettrici nella nostra mente.

Tutte le immagini che percepiamo durante la vita vengono formate nel nostro centro della visione, che occupa soltanto pochi centimetri cubici del volume del nostro cervello. Sia il libro che state ora leggendo che il paesaggio sconfinato che contemplate mirando l'orizzonte si trovano in questo minimo spazio. Un altro fattore che deve essere ricordato è che il cervello è isolato dalla luce; all'interno è completamente oscuro. Il cervello non ha alcun contatto con la luce.

È possibile illustrare questa interessante situazione con un esempio. Supponiamo che una candela bruci di fronte a noi. Possiamo sederci dirimpetto a essa e osservarla per esteso. Nondimeno, durante questo lasso tempo, il nostro cervello non ha mai alcun contatto diretto con la luce diretta della candela. Pur fissando la luce, l'interno del nostro cervello rimane nell'oscurità totale. Noi osserviamo un mondo luminoso e pieno di colori dentro un cervello buio.

R.  L. Gregory osserva, a proposito dell'aspetto miracoloso del vedere, un'azione che spesso riteniamo ovvia:

Ci è talmente familiare l'atto del vedere che dobbiamo compiere uno sforzo d'immaginazione per comprendere che alcuni problemi ad esso relativi rimangono insoluti. Ma consideriamoli. Sebbene i nostri occhi ricevano piccole immagini capovolte, noi vediamo tuttavia oggetti solidi separati nello spazio circostante. Dai modelli di simulazione sulla retina noi percepiamo il mondo degli oggetti e ciò non è altro che un miracolo.175

Lo stesso si può dire di tutti gli altri sensi. Il suono, la percezione tattile, l'aroma e l'odore vengono tutti trasmessi al cervello sotto forma di segnali elettrici e sono tutti percepiti nei centri pertinenti del cervello.

Il senso dell'udito funziona in modo simile. L'orecchio esterno coglie i suoni per mezzo del padiglione e li trasmette all'orecchio medio, il quale, a sua volta, li invia all'orecchio interno sotto forma di vibrazioni amplificate. Quest'ultimo comunica al cervello le vibrazioni convertite in segnali elettrici. Proprio come nel caso dell'occhio, l'atto di udire è portato a termine nel centro uditivo all'interno del cervello, il quale è isolato dal suono così come dalla luce. Quindi, indipendentemente dal livello di rumorosità all'esterno, l'interno del cervello è del tutto silenzioso. Nondimeno, anche i suoni più tenui sono percepiti dal cervello. Ciò accade con tale precisione che l'orecchio di un uomo sano può percepire qualsiasi suono senza alcun disturbo atmosferico o interferenza. Nel cervello si ascoltano le sinfonie dell'orchestra e tutti i rumori di un luogo affollato; si coglie un'ampia gamma di suoni, dal fruscio di una foglia al rombo di un jet. Se il livello del suono nel cervello, tuttavia, fosse misurato in quel momento da uno strumento preciso, si constaterebbe un silenzio assoluto.

La nostra percezione degli odori segue lo stesso percorso. Le molecole volatili emesse dalla vaniglia o dalla rosa, ad esempio,  raggiungono i ricettori olfattivi posti nella regione epiteliale del naso e sono coinvolte in un'azione reciproca che viene trasmessa al cervello sotto forma di segnali elettrici e percepita come odore. Tutto ciò che odoriamo, buono o cattivo, non è altro che la percezione cerebrale delle azioni reciproche delle molecole volatili dopo la loro trasformazione in segnali elettrici. Tutti i profumi e gli odori sono dunque percepiti nel cervello, il quale, nondimeno, non entra mai in contatto diretto con le molecole. Come nel caso del suono o della vista, ciò che raggiunge il cervello sono semplici segnali elettrici. In altre parole, tutti gli odori che si crede appartengano agli oggetti esterni sin da quando si nasce, sono semplici segnali elettrici che si percepiscono tramite gli organi di senso.

Similmente, esistono quattro tipi differenti di recettori chimici nella parte frontale della lingua umana. Questi concernono il sapore del salato, del dolce, dell'acido e dell'amaro. I nostri recettori trasformano queste percezioni in segnali elettrici dopo una serie di processi chimici e li trasmettono al cervello, il quale li percepisce come gusto. Il gusto che si ricava mangiando una tavoletta di cioccolata o della frutta o qualsiasi altra cosa gradita è l'interpretazione dei segnali elettrici da parte del cervello. L'oggetto esterno non può mai essere raggiunto; non si può mai vedere, odorare o gustare la cioccolata stessa. Ad esempio, se i nervi che si dirigono verso il cervello vengono tagliati, quest'ultimo non percepirà alcun sapore del cibo, causando la totale perdita del senso del gusto.
 


Anche nel momento in cui vediamo e sentiamo la luce e il calore di un fuoco, all'interno del nostro cervello permane un'oscurità assoluta e una temperatura costante.

I fasci di luce provenienti dall'oggetto colpiscono la retina capovolti. Qui l'immagine viene convertita in segnali elettrici e trasmessa al centro di visione nella parte posteriore del cervello. Poiché il cervello è isolato dalla luce, queata non può raggiungere il centro della visione. Ciò significa che si percepisce un vasto mondo di luce e profondità in un punto minuscolo isolato da essa.

A questo punto, ci si trova di fronte a un altro fatto: non si può mai essere sicuri che un'altra persona provi ciò che noi proviamo quando gustiamo un stesso alimento, né che percepisca lo stesso suono quando ascoltiamo una voce determinata. A tale proposito, Lincoln Barnett afferma che nessuno sa se una persona percepisca il colore rosso o senta la nota C in modo identico a un altro.
 

Tutto ciò che si vede nel corso della vita viene formato nella parte posteriore del cervello, in un punto detto “centro della visione”, che occupa solo pochi centimetri cubici. Sia il libro che state ora leggendo, che il panorama illimitato che si vede mirando l’orizzonte si trovano in questo minimo spazio. Di conseguenza, gli oggetti sono scorti non nella loro dimensione reale esistente all’esterno, ma secondo il formato percepito dal nostro cervello.
Il senso del tatto non differisce dagli altri. Quando si tocca un oggetto, tutte le informazioni necessarie a riconoscere il mondo esterno e gli oggetti vengono trasmesse al cervello dai nervi situati sulla cute. La sensazione tattile si forma nel cervello. Contrariamente a quanto in generale si crede, il posto deputato a tale percezione non è la punta delle dita, ma il centro del tatto nel cervello. In seguito all'accertamento degli stimoli elettrici provenienti dagli oggetti da parte del cervello, si percepiscono le differenti sensazioni ad essi pertinenti quali la durezza o la morbidezza, il freddo o il caldo. Tutti i dettagli che ci permettono di riconoscere un oggetto derivano da tali stimoli. A questo proposito, due noti filosofi, B. Russell e L. Wittgeinstein, hanno scritto:

Ad esempio, non ci si può chiedere o investigare se un limone esista veramente o come possa essere pervenuto all'esistenza. Un limone consiste soltanto di una sensazione provata dalla lingua, di un odore avvertito dal naso, di un colore e di una forma percepiti dagli occhi; solo tali caratteristiche possono essere oggetto di esame e stima. La scienza non potrà mai conoscere il mondo fisico.177

È impossibile per noi raggiungere il mondo fisico. Tutti gli oggetti intorno a noi rappresentano un cumulo di sensazioni quali il vedere, il sentire e il toccare. Trattando i dati nel centro della visione e negli altri centri sensoriali, il cervello, nel corso della vita, non incontra mai "l'originale" della materia esistente all'esterno, ma piuttosto la copia formatasi al suo interno. A questo punto, saremmo fuorviati se considerassimo queste copie modelli della materia reale esterna a noi.
 

"Il mondo esterno" all'interno del nostro cervello

Da quanto abbiamo finora descritto potremmo trarre la seguente conclusione: tutto ciò che vediamo, tocchiamo, sentiamo e percepiamo come "materia", "mondo" o "universo" non è altro che una serie di segnali elettrici che pervengono al nostro cervello.

Chi mangia un frutto, in realtà, non si trova di fronte ad esso, ma alle sue percezioni nel cervello. L'oggetto considerato un "frutto" consiste in realtà di un'impressione elettrica nel cervello concernente la forma, il gusto, l'odore e la struttura. Se il nervo ottico fosse improvvisamente reciso, l'immagine del frutto scomparirebbe subito. Così come la sconnessione delle vie nervose dirette dal naso al cervello interromperebbe del tutto la sensazione olfattiva. Più semplicemente, il frutto non è che l'interpretazione dei segnali elettrici da parte del cervello.

Un altro elemento da considerare è il senso della distanza. La distanza è soltanto il senso di vuoto che si forma nel cervello. Gli oggetti che sembrano distanti agli occhi di una persona esistono anche nel suo cervello. Ad esempio, chi contempla le stelle nel cielo pensa che esse distino milioni di anni luce da lui. Tuttavia, ciò che egli "vede" realmente sono le stelle all'interno di lui, nel suo centro della visione. Mentre leggete queste righe, voi non siete, in realtà, nella stanza in cui credete di trovarvi; al contrario, la stanza è all'interno di voi. Dovete ricordare, nondimeno, che anche il vostro corpo è un'immagine formata all'interno del vostro cervello.

Lo stesso accade a tutte le altre percezioni. Ad esempio, quando pensate di sentire il suono della televisione nella stanza accanto, state facendo tale esperienza nel vostro cervello. Non potete provare né che esista una stanza a lato della vostra, né che da essa la televisione diffonda dei suoni. Sia il suono che credete provenga da parecchi metri di distanza, che la conversazione di una persona vicino a voi sono percepite nel centro dell'udito, il quale occupa pochi centimetri cubi del vostro cervello. Oltre a questo centro di percezione, non esistono concetti quali destra sinistra, davanti e dietro. Ovverosia, il suono non perviene a voi da destra, da sinistra o dall'aria; non c'è direzione da cui provenga il suono.

Quanto si è detto vale anche per la percezione degli odori; nessuno di essi vi raggiunge da una grande distanza. Voi supponete che gli effetti finali che si formano nel centro dell'olfatto corrispondano agli odori degli oggetti esteriori. Nondimeno, come l'immagine della rosa si trova nel vostro centro della visione, così il suo profumo è nel centro dell'olfatto. All'esterno non esiste né la rosa né il suo profumo.

Il "mondo esterno" presentatoci dalle nostre percezioni è soltanto una raccolta di segnali elettrici che raggiungono il nostro cervello. Nel corso della nostra vita, questi segnali vengono sottoposti a un processo cerebrale e noi viviamo senza riconoscere che stiamo errando quando crediamo che questi rappresentino le interpretazioni originali della materia esistente nel mondo esterno. Siamo sviati perché non possiamo raggiungere la materia stessa per mezzo dei nostri sensi.

È ancora il nostro cervello che interpreta e conferisce significato  ai segnali che consideriamo il "mondo esterno". Consideriamo, ad esempio, il senso dell'udito. È in realtà il cervello a trasformare le onde sonore in una sinfonia e a creare quindi la musica da una percezione. Similmente, quando vediamo dei colori, ciò che perviene ai nostri occhi sono semplici segnali elettrici di diversa lunghezza d'onda. È ancora il cervello a trasformarli in colori, i quali non esistono nel "mondo esterno". La mela non è rossa, il cielo non è blu, l'erba non è verde. Essi hanno questo aspetto perché noi li percepiamo per essere così. Il "mondo esterno" dipende interamente da colui che percepisce.

Anche il minimo difetto della retina provoca acromatopsia. Alcune persone percepiscono il blu come verde, o il rosso come blu, mentre altre tutti i colori come  differenti sfumature del grigio. A questo punto, non ha importanza che l'oggetto esteriore sia colorato oppure no.
Anche il notevole pensatore Berkeley si è occupato di questo fatto:

Prima dunque si credeva che i colori, gli odori, ecc., "esistessero realmente". Poi si rinunciò a questa credenza e si riconobbe che essi esistono soltanto in dipendenza delle nostre sensazioni.178

Per concludere, la ragione per cui noi vediamo oggetti colorati non è perché essi lo siano realmente o perché abbiano un'esistenza materiale indipendente al di fuori di noi, ma in quanto tutte le qualità che noi attribuiamo agli oggetti si trovano al nostro interno e non nel "mondo esterno".

Che cosa rimane allora del "mondo esterno"?


È indispensabile l'esistenza del "mondo esterno"?

Finora abbiamo ripetutamente parlato di un "mondo esterno" e di un mondo di percezioni formato nel nostro cervello, che corrisponde a quello che vediamo. Nondimeno, dal momento che non possiamo mai raggiungere il mondo esterno, come possiamo essere sicuri che questo esista realmente?

In verità non possiamo. Poiché ogni oggetto è solo una raccolta di sensazioni che esistono soltanto nella mente, è più appropriato dire che il solo mondo realmente esistente è quello delle percezioni. Il solo mondo di cui siamo a conoscenza è quello che esiste nella nostra mente, dove è progettato, ricordato e costruito vividamente; l'unico, in breve, che è creato all'interno di essa e di cui possiamo essere certi.

Non si potrà mai affermare che le percezioni che osserviamo nel cervello abbiano dei corrispondenti materiali, poiché questi potrebbero provenire da una fonte "artificiale".
 
 

Le scoperte della fisica moderna dimostrano che l'universo è una collezione di percezioni. Nel numero del 30 gennaio 1999, la famosa rivista scientifica americana New Scientist ha pubblicato in copertina la seguente domanda: "Oltre la realtà: l'universo è veramente un trastullo di informazioni primarie e la materia soltanto un miraggio?"
È del resto possibile osservare questo fatto. False stimolazioni possono produrre nel cervello un "mondo materiale" interamente immaginario. Ad esempio, pensiamo a uno strumento di registrazione molto sviluppato in cui tutti i tipi di segnali elettrici possano essere incisi. Per prima cosa, trasmettiamo tutti i dati relativi a una situazione particolare (includendo l'immagine del corpo) a tale macchina, affinché li trasformi in segnali elettrici. Immaginiamo, quindi, che sia possibile far sopravvivere il cervello separato dal corpo. Connettiamo, infine, lo strumento al cervello con degli elettrodi che funzionino come nervi e trasmettiamo tutti i dati pre-registrati. In tale stato, si potrebbe provare l'esperienza di vivere in una situazione creata artificialmente. Si potrebbe, ad esempio, creare facilmente l'illusione di guidare un'automobile ad alta velocità su un'autostrada. Non sarà mai possibile comprendere che noi consistiamo soltanto del cervello, in quanto ciò che è necessario alla formazione di un mondo all'interno di esso non è l'esistenza di un mondo reale, ma piuttosto la disponibilità di stimolazioni. È perfettamente possibile che queste ultime possano provenire da una fonte artificiale quale un registratore.

A tale proposito, il noto filosofo della scienza Bertrand Russell ha scritto:

Quanto al senso del tatto quando premiamo il tavolo con le dita, esso è un disturbo elettrico sugli elettroni e i protoni di queste ultime, prodotto, secondo la fisica moderna, dalla prossimità degli elettroni e dei protoni del tavolo. Se lo stesso disturbo sulla punta delle nostre dita fosse indotto in qualunque altra maniera, noi proveremmo la stessa sensazione, seppure il tavolo non ci fosse.179

È quindi molto facile per noi essere ingannati prestando fede a percezioni che non hanno alcun corrispondente materiale reale. Nel sogno questa esperienza ricorre spesso, in quanto sperimentiamo degli eventi e vediamo uomini, oggetti e situazioni che ci sembrano assolutamente reali. Nondimeno, essi non sono altro che mere percezioni. Non vi è alcuna differenza basilare tra il sogno e il "mondo reale"; entrambi vengono sperimentati nel cervello.
 

Chi è colui che percepisce?

Come si è detto, non c'è dubbio che il mondo nel quale pensiamo di abitare e che chiamiamo "mondo esterno" è creato all'interno del nostro cervello. Sorge a questo punto una questione di primaria importanza. Se tutti gli eventi fisici che conosciamo sono intrinsecamente percezioni, che ne è del cervello? Dal momento che esso fa parte del mondo fisico come le braccia, le gambe o qualsiasi altro oggetto, dovrebbe essere una percezione come tutto il resto.

Un esempio relativo ai sogni getterà luce su questo argomento. Si immagini di vedere il sogno all'interno del cervello sulla base di ciò che è stato detto. Nel sogno avremo un corpo immaginario, un braccio immaginario, un occhio immaginario e un cervello immaginario. Se durante il sogno ci fosse chiesto dove vediamo, noi risponderemmo: "Nel cervello." In realtà, non c'è alcun cervello di cui parlare, ma una testa immaginaria contenente qualcosa di altrettanto indeterminato. Colui che percepisce le immagini nel sogno non è un cervello immaginario, ma un "essere" ad esso molto superiore.

Sappiamo che non esiste alcuna distinzione fisica tra una situazione onirica e ciò che chiamiamo vita reale. Perciò, quando in quest'ultima condizione ci viene posta la sopraccitata domanda, risulta altrettanto insensato rispondere "nel cervello" come nell'esempio precedente. In entrambe le condizioni, l'entità che vede e percepisce non è il cervello, che è, dopotutto, soltanto un pezzo di materia organica.

Quando si analizza il cervello, si vede che in esso non vi è altro che lipidi e molecole proteiche, presenti anche in altri esseri viventi. Ciò significa che all'interno di quel pezzo di materia grigia che noi chiamiamo "cervello", non vi è nulla che osservi le immagini, che costituisca la coscienza o che crei quell'essere che noi definiamo "io".

R. L. Gregory tratta dell'errore che la gente commette in relazione alla percezione delle immagini nel cervello:

Vi è la tentazione, da evitare, di dire che gli occhi producono le immagini nel cervello. Un'immagine nel cervello suggerisce il bisogno di qualche occhio interiore che la veda –ma ciò richiederebbe un altro occhio per vedere l'immagine... e così di seguito in un infinito regresso di occhi e immagini. Ciò è assurdo.180

Questo è il punto cruciale che mette in difficoltà i materialisti, i quali considerano vera soltanto la materia. A chi appartiene l'occhio interiore che percepisce ciò che vede e reagisce?

Anche Karl Pribram si è concentrato su questa importante questione scientifica e filosofica:

Fin dall'epoca dei Greci, i filosofi pensavano al "deus ex machina", al piccolo uomo all'interno del piccolo uomo" ecc. Dov'è "io", la persona che usa il suo cervello? Chi è colui che compie l'atto di conoscere? Come san Francesco d'Assisi ha detto:"Ciò che cerchiamo è Colui che vede".181

Ora pensate a questo: il libro nelle vostre mani, la stanza in cui vi trovate, in breve, tutte le immagini che avete di fronte sono all'interno del vostro cervello. Sono forse gli atomi a vedere queste immagini? Atomi ciechi, sordi e inconsapevoli? Perché solo alcuni atomi hanno acquisito questa qualità? I nostri atti di comprendere, ricordare, essere contenti, scontenti e tutto il resto consistono di reazioni chimiche tra questi atomi?

Quando si considerano queste domande, si comprende che non ha alcun senso cercare una volontà negli atomi. È chiaro che l'essere che vede, sente e prova emozioni è un essere sopra-materiale. È "vivo" e non è né materia, né un'immagine della materia. Questo essere si collega alle percezioni di fronte a lui per mezzo del nostro corpo.

Questo essere è lo "spirito".

Quell'aggregato di percezioni che noi chiamiamo "mondo materiale" è un sogno osservato da questo spirito. Proprio come il corpo che possediamo e il mondo materiale che vediamo nei nostri sogni non hanno realtà, così l'universo che occupiamo e il corpo che possediamo non hanno realtà materiale.
Il vero essere è lo spirito. La materia consiste unicamente di percezioni osservate dallo spirito. Gli esseri intelligenti che scrivono e leggono queste righe non sono un ammasso di atomi e molecole –e di reazioni chimiche tra loro– ma "spirito".
 

Il Vero Essere Assoluto

Tutti questi fatti ci pongono di fronte a una questione molto significativa. Se ciò che noi consideriamo mondo materiale è costituito soltanto da percezioni contemplate dal nostro spirito, qual'è allora la fonte delle percezioni?
 

Il cervello è un mucchio di cellule composte di proteine e di molecole. È formato da cellule nervose dette neuroni. In questo pezzo di carne non c'è il potere di osservare le immagini, di costituire la coscienza o di creare quell'essere che chiamiamo "io".

Nel rispondere a questa domanda, dobbiamo prendere in considerazione quanto segue: la materia non ha un'esistenza che si auto-governa. Dal momento che è una percezione, essa è qualcosa di "artificiale". Ovverosia, questa percezione deve essere stata provocata da un altro potere, cioè, deve essere stata creata. Tale creazione, inoltre, dovrebbe essere continua. Se così non fosse, ciò che chiamiamo materia dovrebbe scomparire e perdersi. Si potrebbe paragonare ad una televisione sul cui schermo appare l'immagine per tutto il tempo che il segnale continua ad essere trasmesso. Allora, chi spinge il nostro spirito a contemplare le stelle, la terra, le piante, la gente, il nostro corpo e tutto ciò che cade sotto lo sguardo?

È del tutto evidente che esiste un supremo Creatore, Che ha creato l'intero universo materiale, vale a dire la somma delle percezioni, e Che continua la Sua creazione incessantemente. Poiché Egli mostra un'opera talmente magnifica, è sicuramente dotato di un potere e di una forza eterni.

Questo Creatore Si rende noto a noi. Egli ha creato un libro contenente l'insieme delle sensazioni per mezzo del quale ha descritto Se Stesso, l'universo e la ragione della nostra esistenza.
Egli è Allah e il Suo Libro è il Corano.

Il fatto che i cieli e la terra, ovverosia l'universo, non sono stabili, che la loro presenza è resa possibile solo dalla creazione di Allah e che essi scompariranno quando Egli decreterà la loro fine, è esposto nel versetto seguente:

Allah trattiene i cieli e la terra affinché non sprofondino, ché, se sprofondassero, nessuno li potrebbe trattenere all'infuori di Lui. In verità Egli è magnanimo, perdonatore. (Surat Fâtir, 41)
Come si è detto al principio, molte persone non hanno un'autentica comprensione di Allah e immaginano che Egli sia presente in qualche posto nel cielo e non si interessi degli affari mondani. La base di questa logica si fonda sull'idea che l'universo sia un insieme di materia e che Allah si trovi "all'esterno" di questo mondo materiale, in un luogo distante. Per alcune false religioni, la fede in Allah è limitata alla comprensione di questo.

Nondimeno, come abbiamo considerato finora, la materia è composta solo di sensazioni e il solo vero essere assoluto è Allah. Ciò significa che solo Allah esiste: tutto all'infuori di Lui è un'ombra oscura. Ne consegue che è impossibile concepire Allah come un essere separato dall'intera massa della materia. Egli è "ovunque" e comprende tutto.

Questa realtà è spiegata nel Corano nei termini seguenti:

Allah! Non c'è altro dio che Lui, il Vivente, l'Assoluto. Non Lo prendon mai sopore né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce quello che è davanti a loro e quello che è dietro di loro e, della Sua scienza, essi apprendono ciò che Egli vuole.Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra, e custodirli non Gli costa sforzo alcuno. Egli è l'Altissimo, l'Immenso. (Surat al-Baqara, 255)
Che Allah non sia delimitato dallo spazio e che circondi tutto è affermato in un altro versetto:
Ad Allah appartengono l'Oriente e l'Occidente. Ovunque vi volgiate, ivi è il Volto di Allah. Allah è Immenso, Sapiente. (Surat al-Baqara, 115)
Poiché tutti gli esseri materiali sono percezioni, non possono vedere Allah; ma Egli vede tutta la materia che ha creato in tutte le sue forme. Nel Corano ciò è esposto con queste parole: "Gli sguardi non Lo raggiungono, ma Egli raggiunge tutti gli sguardi" (Surat al-Anâm, 103).

Ovverosia, noi non possiamo percepire l'esistenza di Allah con i nostri occhi, ma Egli comprende interamente il nostro interno ed esterno, i nostri sguardi e i nostri pensieri. Noi non possiamo pronunciare una sola parola, né fare un respiro di cui Egli non sia a conoscenza.

Mentre contempliamo queste percezioni sensoriali nel corso della vita, l'essere che ci è più vicino non è una di queste sensazioni, ma Allah stesso. Il segreto del seguente versetto è celato in questa realtà: "In verità siamo stati Noi ad aver creato l'uomo e conosciamo ciò che gli sussurra l'animo suo. Noi siamo a lui vicini più della sua vena giugulare." (Surah Qâf, 16) Quando si pensa che il proprio corpo è costituito di materia, non è possibile comprendere questo fatto importante. Se si identifica il cervello con "se stessi", allora lo spazio che si considera esteriore dista 20-30 centimetri da noi. Nondimeno, quando si comprende che non esiste alcuna materia e che tutto è immaginazione, nozioni quali esteriore, interiore, vicino o lontano perdono il loro significato. Allah avvolge tutto ed è "infinitamente vicino".
Se si considera profondamente tutto quanto è stato detto finora, si comprenderà facilmente questa sorprendente e straordinaria condizione: ogni evento nel mondo non è altro che una mera immaginazione...
Allah rende noto agli uomini che Egli è infinitamente vicino ad essi: "Quando i miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino!" (Surat al-Baqara, 186). A ciò fa riferimento un altro versetto: "In verità il tuo Signore circonderà gli uomini" (Surat al-Isrâ', 60).

L'uomo è sviato dal pensiero che l'essere a lui più vicino sia se stesso. Allah, in verità, è più vicino a noi di noi stessi. Egli ha richiamato la nostra attenzione su questo punto nel versetto: "Perché mai, quando [l'anima] risale alla gola sotto i vostri occhi e Noi gli siamo più vicini, ma non ve ne accorgete" (Surat al-Wâqi'a, 83-85). Come è scritto, gli uomini vivono inconsapevoli di tale fatto fenomenale in quanto non lo vedono con i loro occhi.

D'altra parte, è impossibile per l'uomo, che non è altro che un'ombra, avere un potere e una volontà indipendenti da Allah. Il versetto: "Mentre è Allah che ha creato voi e ciò che fabbricate" (Surat as-Sâffât, 96) mostra che tutto ciò che sperimentiamo avviene sotto il Suo controllo. Nel Corano, questa realtà è menzionata nel versetto: "Quando tiravi non eri tu a farlo, ma Allah" (Surat al-Anfâl, 17) con cui si mette in rilievo il fatto che nessun atto è indipendente da Allah, il Quale, nondimeno, conferisce a queste ombre la percezione dell'io. In realtà, è Lui che compie tutte le azioni. Così, se qualcuno considera gli atti come suoi, con tutta evidenza intende ingannare se stesso.

Questa è la realtà. Una persona può rifiutarsi di accettarla e può pensare di essere indipendente da Allah; ciò non cambia niente. Il suo cieco rifuto, naturalmente, fa parte del volere di Allah.


Tutto ciò che si possiede è intrinsecamente illusorio

Come abbiamo visto chiaramente, è confermato dalla logica e dalla scienza il fatto che il "mondo esterno" non ha una realtà materiale e si riduce quindi a una serie di immagini presentata al nostro spirito da Allah. La gente, tuttavia, solitamente non include, o piuttosto non vuole includere, ogni cosa nel concetto di "mondo esterno".

Se si considera questo problema con sincerità e chiarezza, si comprenderà che la casa e quanto è in essa, l'automobile –magari appena acquistata, l'ufficio, i gioielli, il conto in banca, il guardaroba, la sposa o lo sposo, i figli, i colleghi e tutto quanto si possiede sono inclusi in questo immaginario mondo esterno progettato per noi. Tutto ciò che si vede, si ascolta o si odora –in breve– si percepisce con i cinque sensi, fa parte di questo "mondo immaginario: la voce del cantante preferito, la durezza della sedia su cui si siede, un profumo gradevole, il sole che riscalda, un fiore dai mille colori, un uccello che vola di fronte alla finestra, un battello che procede con lentezza sull'acqua, il proprio giardino fertile, il computer sul quale si lavora, lo stereo con la tecnologia più avanzata...

Questa è la realtà, perché il mondo è solo una serie di immagini create per mettere alla prova l'uomo. Gli uomini sono provati durante l'intero corso della loro vita limitata mediante percezioni che non hanno alcuna realtà. Queste ultime sono intenzionalmente presentate in forme attraenti e seducenti, come è affermato nel Corano:

Abbiamo abbellito, agli [occhi degli] degli uomini, le cose che essi desiderano: le donne, i figli, i tesori accumulati d'oro e d'argento, i cavalli marchiati, il bestiame e i campi coltivati; tutto ciò è solo godimento temporaneo della vita terrena, mentre verso Allah è il miglior ritorno. (Surat l-Imran, 14)
I più gettano via la loro religione per le lusinghe della proprietà, della ricchezza, dell'accumulazione di oro e argento, dei soldi, dei gioielli, dei conti bancari, delle carte di credito, dei vestiti, delle auto di ultimo modello, ovverosia, di tutte quelle forme di prosperità che già possiedono o si sforzano di possedere concentrandosi solo su questo mondo dimentichi dell'altro. Essi sono ingannati dal volto "bello e allettante" della vita di questo mondo, abbandonano quindi la preghiera, la carità verso i poveri e tutto ciò che li farà prosperare nell'al di là perché "hanno degli impegni", "hanno delle responsabilità", "hanno degli ideali", "non hanno abbastanza tempo", "hanno cose da portare a termine", "in futuro forse...". Consumano le loro vite nel tentativo di ottenere il successo solo in questo mondo, come è descritto nel versetto: "essi conoscono [solo] l'apparenza della vita terrena e non si curano affatto dell'altra vita" (Surat ar-Rûm, 7).

Ciò di cui si parla in questo capitolo, vale a dire che tutto è un'immagine, riveste grande importanza in quanto mostra l'insignificanza di ogni concupiscenza. Verificarne la realtà permette di comprendere che tutto quanto gli uomini possiedono e bramano, la ricchezza frutto dell'avidità, i figli di cui si vantano, le spose che ritengono le persone più vicine, gli amici, il loro corpo, la posizione quale segno di superiorità, le scuole che hanno frequentato, le vacanze che hanno trascorso non sono altro che mere illusioni. Perciò, tutti gli sforzi fatti, il tempo speso e l'avidità a cui si è soggiaciuto si sono dimostrati vani.

Questa è la ragione per cui molte persone ingannano inconsapevolmente se stesse vantandosi delle loro ricchezze e proprietà o dei loro "yachts, elicotteri, aziende e terreni" come se esistessero veramente. Quegli uomini benestanti, che bighellonano con ostentazione nei loro yachts, mettono in mostra le loro automobili, parlano continuamente della loro ricchezza, credono che la loro posizione li elevi al di sopra degli altri ritenendosi quindi persone di successo, dovrebbero effettivamente pensare in che stato si troverebbero qualora comprendessero che tutto ciò non è altro che un'illusione.

In realtà, queste scene si ripresentano spesso anche nei loro sogni, dove possiedono case, automobili veloci, preziosissimi gioielli, mazzi di banconote e ingenti quantità di oro e argento. Sognano inoltre di occupare posizioni di alto profilo, di possedere fabbriche con migliaia di dipendenti, di esercitare potere su molte persone, di indossare vestiti tali da indurre ammirazione... Così come chi mena vanto di ciò che possiede in sogno si copre di ridicolo, lo stesso dovrebbe verificarsi per le immagini che appaiono in questo mondo. Infatti, sia ciò che si percepisce nei sogni che quanto si attribuisce a questo mondo non è altro che una semplice immagine mentale.

Di fronte a questa realtà, gli uomini dovrebbero parimenti provare vergogna del modo in cui reagiscono agli eventi che sperimentano in questo mondo. Coloro che lottano furiosamente tra loro, che vaneggiano in preda all'ira, che imbrogliano, che truffano, che ingannano, che custodiscono bramosamente il loro denaro, che si comportano ingiustamente nei confronti degli altri, che commettono violenza e maledicono, che infieriscono, che sono schiavi di passione per cariche e onorificenze, che invidiano, che si pavoneggiano, che tentano di santificare se stessi saranno umiliati quando comprenderanno di avere compiuto tutte queste azioni in sogno.

Poiché è Allah Colui Che ha creato tutte queste immagini, Egli solo ne è l'unico Possessore, come è scritto nel Corano:

Appartiene ad Allah tutto quello che c'è nei cieli e tutto quello che c'è sulla terra. Allah abbraccia [nella Sua scienza] tutte le cose. (Surat An-Nisa, 126)
È una grande follia abbandonare la religione in cambio di passioni immaginarie, privandosi così per sempre della vita eterna.

A questo punto, dovrebbe essere chiaro che quanto viene qui affermato non significa che "tutte le proprietà, le ricchezze, i figli, i consorti, gli amici, la posizione raggiunta, presto o tardi scompariranno, quindi non hanno alcuna realtà". Ma piuttosto che "tutto ciò che si crede di possedere in verità non esiste affatto, non è altro che un mero sogno, una serie di immagini che Allah ti mostra al fine di metterti alla prova". Come è evidente, intercorre un'enorme diferenza tra queste due proposizioni.
Per quanto non si voglia riconoscere immediatamente questo fatto e si preferisca piuttosto continuare a ingannare se stessi fingendo che tutto ciò che ci appartiene esista realmente, si è tuttavia destinati a morire e nell'altro mondo ogni cosa apparirà chiara. In quel giorno "la tua vista è acuta" (Surah Qâf, 22) e in grado di vedere tutto manifestamente. Nondimeno, se si è spesa la propria vita a perseguire obiettivi immaginari, si desidererà di non aver mai vissuto e si dirà: "Ahimè, quanto vorrei che essa (la morte) fosse stata definitiva! Quel che possedevo non mi ha giovato affatto! Ho perso il mio potere." (Surat al-Hâqqah, 27-29)

Un uomo saggio, d'altra parte, dovrebbe tentare di comprendere la più grande realtà dell'universo già in questo mondo, mentre ha ancora tempo. Altrimenti, è destinato a consumare tutta la sua vita inseguendo dei sogni per trovarsi infine a dover pagare un prezzo molto alto. Nel Corano viene menzionato lo stato finale di coloro che perseguono delle illusioni (o dei miraggi) in questo mondo, dimentichi del loro Creatore:

Quanto a coloro che sono miscredenti, le loro opere sono come un miraggio in una piana desertica che l'assetato scambia per acqua, e poi, quando vi giunge, non trova nulla; anzi, nei pressi trova Allah che gli salda il conto. Allah è rapido al conto. (Surat An-Nûr, 39)
Per te, la realtà è tutto ciò che può essere toccato con le mani e visto con gli occhi. Anche nei sogni puoi "toccare con le tue mani e vedere con i tuoi occhi", sebbene tu non abbia né mani né occhi, né vi sia nulla che possa essere toccato o visto. Non esiste alcuna realtà materiale che provochi l'accadimento di queste cose se non il tuo cervello. Sei stato soltanto ingannato.

Cos'è ciò che separa la vita reale dai sogni? In definitiva, entrambe queste forme pervengono all'esistenza all'interno del cervello. Se siamo in grado di vivere facilmente in un mondo irreale nel corso dei nostri sogni, ciò è parimenti vero per il mondo in cui abitiamo. Quando ci risvegliamo da un sogno, non vi è alcuna ragione logica che ci impedisca di pensare di entrare in un sogno più lungo detto "vita reale". La ragione per cui consideriamo i nostri sogni un'immaginazione e il mondo come reale, non è altro che il prodotto delle nostre abitudini e pregiudizi. Tutto ciò ci suggerisce che dovremmo risvegliarci come da un sogno dalla vita sulla terra nella quale crediamo di vivere.
 

Deficienze logiche dei materialisti

Fin dall'inizio di questo capitolo, è stato affermato chiaramente che la materia non è un essere assoluto come sostenuto dai materialisti, ma piuttosto una serie di sensazioni create da Allah. I materialisti si oppongono in maniera estremamente dogmatica a questa realtà evidente che distrugge la loro filosofia e propugnano un'anti-tesi priva di fondamenta.

Ad esempio, uno dei più noti fautori della filosofia materialista del XX secolo, un marxista ardente, George Politzer, ha addotto l'esempio dell'"autobus" come la prova più evidente dell'esistenza della materia.182

Quando a un altro noto materialista, Johnson, fu detto che la materia è una serie di percezioni, egli tentò di "provare" l'esistenza fisica di un sasso dandogli un calcio.183

Un simile esempio venne addotto da Friedrich Engels, il mentore di Politzer e il fondatore insieme a Marx del materialismo dialettico, il quale scrisse che "se le torte che mangiamo fossero mere percezioni, non sazierebbero la nostra fame".184

Un tal genere di esempi e di sentenze impetuose, quali "si comprende l'esistenza della materia quando si riceve uno schiaffo in faccia", ricorrono frequentemente nei libri di famosi materialisti come Marx, Engels, Lenin e altri.

Il disordine nella comprensione che caratterizza queste dimostrazioni dipende dall'errata interpretazione dell'affermazione "la materia è una percezione", la quale viene intesa nel senso che "la materia è un inganno della luce". Essi pensano infatti che il concetto di percezione sia limitato soltanto alla vista, mentre il tatto abbia un correlato fisico. Qualora un autobus investa un uomo, essi affermeranno: "Guarda, si è schiantato, allora non è una percezione". Ciò che essi non intendono è che tutte le percezioni sperimentate durante l'incidente, quali la durezza,la collisione e il dolore si formano nel cervello.
 

L'esempio dei sogni

Il migliore esempio per spiegare questa realtà sono i sogni. In tale stato, una persona può sperimentare eventi molto realistici. Può rotolare dalle scale e rompersi una gamba, può avere un serio incidente automobilistico, essere travolto da un autobus o mangiare una torta ed essere sazio. Eventi simili a ciò che accade nella vita quotidiana si ripresentano nei sogni con una forza di persuasione tale da suscitare in noi le stesse sensazioni.

Una persona che sogna di essere stata travolta da un autobus può, nel corso del sogno stesso, aprire gli occhi in un ospedale e comprendere di essere invalida. Può sognare inoltre di morire in un incidente stradale, di incontrare l'angelo della morte e di essere trasportata nell'al di là. (L'esperienza onirica di questi eventi si svolge  in modo del tutto simile a quanto accade in questa vita, che è una percezione della stessa natura di un sogno).

Questa persona percepisce molto chiaramente le immagini, i suoni, il senso di durezza, la luce, i colori e tutte le altre sensazioni proprie dell'esperienza che vive in sogno. Tali percezioni sono naturali come quelle della "vita reale". La torta che mangia lo sazia, sebbene sia una mera percezione, in quanto tale è l'esperienza di "essere saziati". Nondimeno, in realtà, questa persona giace nel letto in quel momento. Non vi sono scale, non vi è traffico, non vi sono autobus. Colui che sogna percepisce e prova cose che non esistono nel mondo esterno. Il fatto che nel corso dell'attività onirica sperimentiamo, vediamo e proviamo eventi che non hanno alcun correlato fisico nel "mondo esteriore", rivela molto chiaramente come quest'ultimo non consista d'altro che di semplici percezioni.


IL MONDO DEI SOGNI
Per noi, la realtà è tutto quanto si può toccare con le mani e vedere con gli occhi. Anche nei sogni, tuttavia, è possibile "toccare con le mani e vedere con gli occhi", per quanto, in verità, non si abbiano né mani, né occhi, né vi sia alcuna cosa da toccare o vedere. Non esiste realtà materiale che faccia accadere queste cose, se non il cervello. Si è semplicemente ingannati.

Che cosa separa la vita reale dai sogni? In definitiva, entrambe queste forme pervengono all'esistenza all'interno del cervello. Se siamo in grado di vivere facilmente in un mondo irreale nel corso dei nostri sogni, ciò è parimenti vero per il mondo in cui abitiamo. Quando ci risvegliamo da un sogno, non vi è alcuna ragione logica che ci impedisca di pensare di entrare in un sogno più lungo detto "vita reale". La ragione per cui consideriamo i nostri sogni un'immaginazione e il mondo come reale, non è altro che il prodotto delle nostre abitudini e pregiudizi. Tutto ciò ci suggerisce che dovremmo risvegliarci come da un sogno dalla vita sulla terra in cui crediamo di vivere.

Coloro che credono nella filosofia materialistica, in particolare i marxisti, si irritano quando si parla dell'essenza della materia. Citano esempi tratti dai ragionamenti superficiali di Marx, Engels o Lenin e rilasciano dichiarazioni basate sull'emotività. Essi devono pensare, nondimeno, che tutto questo può avvenire anche in sogno, così come la lettura di "Das Kapital", la partecipazione alle riunioni, gli scontri con la polizia, i colpi ricevuti in testa e il dolore delle ferite. Quando, nel corso dell'attività onirica, gli verranno poste delle domande, essi penseranno che anche ciò che stanno sperimentando consiste di "materia assoluta", così come considerano le cose che percepiscono in stato di veglia. Tuttavia, tutto ciò che essi vedono, sperimentano o sentono, in sogno o nella loro vita quotidiana, è costituito soltanto da percezioni.
 

La formazione di percezioni nel cervello non è una realtà filosofica, ma scientifica

I materialisti affermano che quanto è stato sin qui esposto sia un punto di vista filosofico. Sostenere, tuttavia, che il cosiddetto "mondo esterno" è una serie di percezioni non è una questione filosofica, ma un chiaro fatto scientifico. Come l'immagine e la sensazione si formino nel cervello viene insegnato dettagliatamente in tutte le scuole di medicina. Questi fatti, provati dalla scienza del XX secolo, in particolare dalla fisica, dimostrano chiaramente che la materia non ha alcuna realtà assoluta e che tutti, in un certo senso, contemplano lo "schermo nel loro cervello".

Chiunque abbia fiducia nella scienza, sia ateo, buddista o appartenente a qualsivoglia credo, deve accettare questo fatto. Un materialista può negare l'esistenza di un Creatore, ma non questa realtà scientifica.

L'incapacità di Karl Marx, Friederich Engels, Georges Politzer e di molti altri di comprendere un fatto talmente semplice ed evidente è ancora sorprendente, per quanto il livello di comprensione scientifica e le possibilità del loro tempo fossero insufficienti. Al giorno d'oggi, la scienza e la tecnologia hanno compiuto progressi enormi e le recenti scoperte ne hanno facilitato la cognizione. I materialisti, d'altra parte, temono la veridicità di questo fatto, per quanto parzialmente, in quanto riconoscono le conseguenze disastrose che ciò apporterebbe alla loro filosofia.
 

La grande paura dei materialisti

Per un certo periodo, non si ebbe alcuna reazione sostanziale da parte dei circoli materialisti turchi contro il tema di questo libro, ovvero, il fatto che la materia sia una semplice percezione. Ciò ha creato in noi l'impressione che quanto affermato non fosse sufficientemente chiaro e che fosse necessaria un'ulteriore spiegazione. Dopo breve tempo, tuttavia, fu evidente che i materialisti provavano un forte disagio di fronte alla popolarità di questo soggetto e ne avevano grande paura.

Iniziarono quindi a esprimere pubblicamente il loro timore e il loro panico attraverso pubblicazioni, conferenze e discussioni pubbliche. La loro agitazione e disperazione rivela la sofferenza dovuta a una grave crisi intellettuale. Il collasso scientifico della teoria dell'evoluzione, la cosiddetta base della loro filosofia, ha già provocato un grave shock in loro. Ora iniziano a comprendere che la materia stessa gli sta sfuggendo, la quale rappresenta un sostegno ben più importante del darvinismo, e in questo caso lo shock è addirittura maggiore. Dichiarano che questa questione è "il più grande pericolo" che li sovrasta e che "distrugge totalmente la loro struttura culturale".

Tra coloro che con maggior evidenza hanno espresso questa ansietà e panico provati dai circoli materialisti si deve ricordare Rennan Pekünlü, noto accademico e autore di numerosi articoli su Bilim ve Utopya  (Scienza e utopia), un periodico che si è assunto il compito di difendere il materialismo. Sia nei suoi articoli che in numerose discussioni pubbliche Pekunlu ha presentato il libro L'inganno dell'evoluzione  come la "minaccia" principale per il materialismo. Ciò che più lo ha disturbato non sono stati tanto i capitoli dedicati alla confutazione del darvinismo, ma la parte che ora state leggendo. Ai suoi lettori e (solo una minima parte) ai suoi ascoltatori, Pekünlü ha trasmesso il messaggio di "non lasciarsi sviare dall'indottrinamento dell'idealismo e di mantenere la propria fede nel materialismo", prendendo a modello Vladimir I. Lenin, il leader della sanguinosa rivoluzione russa. Invitando tutti a leggere l'anacronistico libro di Lenin intitolato Materialismo ed empiriocriticismo, Pekünlü non ha fatto altro che ripetere il consiglio di Lenin: "Non pensate oltre a questo problema, altrimenti perderete le tracce del materialismo e sarete trascinati via dalla religione". In un articolo pubblicato sulla suddetta rivista, Pekünlü ha citato le seguenti parole di Lenin:

Dal momento che negate la realtà obiettiva che ci è data dalla sensazione, perdete ogni arma contro il fideismo, poiché siete già scivolati nell'agnosticismo o nel soggettivismo; e al fideismo non occorre altro... Se ti lasci prendere un dito, ti prenderanno tutta la mano. E i nostri machisti si sono lasciati prendere dall'idealismo, cioè dal fideismo attenuato, affinato, dal momento che hanno considerato la "sensazione" non come un'immagine del mondo esterno, ma come un elemento particolare. Sensazioni di nessuno, psiche di nessuno, spirito di nessuno, volontà di nessuno: ecco dove si va inevitabilmente a finire se non si riconosce la teoria materialistica della realtà obiettiva del mondo esterno, riflessa nella coscienza dell'uomo.186

Queste parole dimostrano esplicitamente che quanto Lenin comprese con preoccupazione e volle eliminare dalla sua mente e da quella dei suoi "compagni" disturba parimenti i materialisti contemporanei. Pekünlü e gli altri materialisti, tuttavia, sono sottoposti a una grande pressione, in quanto sono consci del fatto che questa realtà viene ora presentata in maniera molto più esplicita, certa e convincente di cento anni fa. Per la prima volta nella storia, tale teoria è stata spiegata in modo così indiscutibile.

Il quadro generale mostra, nondimeno, come un gran numero di scienziati materialisti continuino a prendere una posizione molto superficiale nei confronti del fatto che "la materia non sia altro che un'illusione". Il tema illustrato in questo capitolo è uno tra i soggetti più importanti e entusiasmanti che si possano incontrare nella vita. Non vi è alcuna possibilità che essi abbiano affrontato prima un argomento talmente cruciale. Le reazioni di questi scienziati  o le maniere da essi impiegate nei loro discorsi e nei loro articoli indicano quanto sia superficiale la loro comprensione.

La cieca adesione al materialismo ha provocato un danno alla loro logica e per questa ragione sono molto distanti dalla comprensione di questo soggetto. Per esempio, Alaatin Senel, accademico e scrittore per Bilim ve Ütopya, ha inviato messaggi simili a quelli di Rennan Pekünlü, dicendo: "Dimenticate il fallimento del darvinismo, l'argomento veramente minaccioso è questo", e avanzando richieste del tipo: "provate ciò che dite!", intuendo la mancanza di basi della sua filosofia. Di maggior interesse è il fatto che gli scritti di questo autore rivelano la sua incapacità di comprendere ciò che egli considera una minaccia.

A riprova, in un articolo dedicato all'esclusiva discussione di questo soggetto, Senel ammette che il mondo esteriore sia percepito nel cervello sotto forma d'immagine; nondimeno, egli prosegue affermando che le immagini sono divise in due gruppi, determinati dalla presenza o meno di correlati fisici, il cui possesso spetta unicamente a quelle appartenenti al mondo esterno. Per sostenere la sua affermazione, egli adduce "l'esempio del telefono": "Non so se le immagini nel mio cervello abbiano correlati esterni oppure no, ma la stessa cosa accade quando parlo al telefono. In questo caso, non vedo la persona con cui sto parlando, tuttavia la mia conversazione può essere confermata nel momento in cui incontro il mio interlocutore di persona."187

Con questa affermazione, l'autore intende dire: "Se dubitiamo delle nostre percezioni, volgiamoci alla materia stessa e verifichiamone la realtà". Ciò è, tuttavia, un'evidente errore d'interpretazione, in quanto è per noi impossibile pervenire alla materia stessa. Non possiamo mai uscire dalla nostra mente  e conoscere ciò che si trova "all'esterno". Se la voce al telefono abbia oppure no un correlato può essere confermato dalla persona al telefono. Nondimeno, tale dimostrazione è un'immagine sperimentata dalla mente.

In realtà, costoro vivono gli stessi eventi anche in sogno. Per esempio, Senel, nel corso della sua attività onirica, può immaginare di parlare al telefono e di ottenere in seguito la conferma dal suo interlocutore. Oppure Pekünlü potrebbe sognare di fronteggiare una "seria minaccia" e di consigliare alla gente di leggere un libro di Lenin risalente a un secolo fa. Nondimeno, indipendentemente dalla loro volontà, questi materialisti non potranno mai negare il fatto che gli eventi di cui sono stati protagonisti e le persone con le quali hanno parlato nel corso dei loro sogni non sono altro che percezioni.

Da chi, dunque, si potranno ottenere conferme se le immagini nel cervello abbiano correlati oppure no? Dalle ombre oscure che in esso albergano? Senza dubbio, i materialisti non sono in grado di trovare una fonte d'informazione che possa fornire dei dati concernenti ciò che si trova all'esterno del cervello e confermarli.

Pur concedendo che tutte le immagini si formino nel cervello, accettare che sia possibile "uscire" da esso ottenendo in tal modo delle conferme dal mondo esterno, rivela il fatto che la capacità percettiva della persona è limitata e che la sua ragione è distorta.

Nondimeno, l'oggetto di questa trattazione può essere facilmente inteso da una persona dotata di un normale livello di comprensione e ragionamento. Chiunque sia libero da pregiudizi sa, in relazione a tutto quanto si è detto, che non è possibile verificare l'esistenza del mondo esterno per mezzo dei sensi. Appare quindi chiaro che la cieca adesione al materialismo altera la facoltà raziocinativa degli uomini. Per questa ragione, i materialisti contemporanei commettono gravi errori di logica proprio come i loro mentori, i quali tentarono di "provare" l'esistenza della materia prendendo a calci i sassi o mangiando torte.

Deve essere inoltre ricordato che questa non è una situazione straordinaria, in quanto l'incapacità a intendere è un tratto comune di tutti i miscredenti. Nel Corano, Allah in particolare dice che essi sono "gente che non comprende" (Surat Al-Mâ'ida, 58).


I materialisti sono caduti nella più grande trappola della storia

L'atmosfera di panico che pervade i circoli materialisti in Turchia, di cui abbiamo menzionato solo pochi esempi, mostra come essi paventino una sconfitta di tali proporzioni quale non hanno mai subito nella storia. Il fatto che la materia sia semplicemente una percezione è stato provato dalla scienza moderna e sostenuto in maniera chiara, semplice e diretta. Ai materialisti non rimane altro che contemplare il crollo dell'intero mondo materiale nel quale credono ciecamente e confidano.

Nel corso della storia dell'umanità il pensiero materialista è sempre esistito. Sicuri di se stessi e della filosofia nella quale avevano fede, essi si sono ribellati contro Allah Che li aveva creati. La teoria che formularono sosteneva che la materia non aveva inizio né fine, né a ciò era necessario un Creatore. Mentre a causa della loro arroganza negavano Allah, trovavano ricetto nella materia che affermavano avesse una reale esistenza. A tal punto confidavano in questa filosofia da credere che non sarebbe mai stato possibile offrire una spiegazione che provasse il contrario.

Questa è la ragione per cui quanto è detto in questo libro in riferimento alla vera natura della materia ha così sorpreso questa gente, in quanto ciò distrugge le basi stesse della loro filosofia e non lascia spazio ad alcuna discussione. La materia, sulla quale essi fondano il loro pensiero, la loro vita, la loro arroganza e il loro rifiuto, scompare d'improvviso. Come può esistere il materialismo se non esiste la materia?

Uno degli attributi di Allah è il Suo complottare contro i miscredenti, come è espresso nel versetto: "Essi tramavano intrighi e Allah tesseva strategie. Allah è il migliore degli strateghi." (Surat Al-'Anfâl, 30)

Allah ha intrappolato i materialisti facendogli credere che la materia esista e in tal modo li ha umiliati in una maniera invisibile. Essi pensano che quanto possiedono, il loro status, la loro posizione, la società a cui appartengono, il mondo intero esistano realmente, quindi si ergono con arroganza contro Allah confidando in queste cose. Si sono ribellati a causa della loro vanagloria e hanno accresciuto la loro miscredenza. La loro fede si fonda unicamente sulla materia. La loro capacità intellettiva è così scarsa che non arrivano neppure a pensare che Allah li circonda da ogni parte. Allah annuncia lo stato a cui i miscredenti sono condotti per la loro stoltezza:

Vogliono tramare un'insidia? Saranno piuttosto i miscredenti ad essere ingannati. (Surat At-Tûr, 42)
Questo è probabilmente il più grande inganno della storia. Mentre la loro arroganza aumentava spontaneamente, i materialisti sono stati illusi e hanno subito una grave sconfitta nella guerra da essi intrapresa contro Allah allevando qualcosa di mostruoso in opposizione a Lui. Il versetto "Così, in ogni città, facemmo capi i suoi peccatori più grandi, affinché ordiscano in essa le loro trame. Ma tramano solo contro loro stessi e non ne sono coscienti" (Surat Al-An'âm, 123) mostra l'inconsapevolezza di coloro che si rivoltano contro il loro Creatore e la fine che li aspetta. A ciò fa riferimento anche un altro versetto:
Cercano di ingannare Allah e coloro che credono, ma non ingannano che loro stessi e non se ne accorgono. (Surat Al-Baqara, 9)
Mentre i miscredenti tentano di complottare, non comprendono la realtà delle parole "non ingannano che loro stessi e non se ne accorgono" del succitato versetto. Ciò significa che tutto quanto è oggetto della loro esperienza è un'immagine appositamente disegnata per essere percepita, così come tutti i complotti da essi orditi non sono altro che semplici immagini formate nel loro cervello alla stregua di ogni altra loro azione. La follia li ha resi dimentichi di essere soli con Allah e di essere quindi intrappolati all'interno dei loro piani disonesti.

Non meno dei materialisti del passato, anche i contemporanei devono affrontare una realtà destinata a distruggere dalle fondamenta le loro trame inique. Con il versetto "...Deboli sono le astuzie di Satana" (Surat An-Nisâ, 76), Allah ha affermato che questi complotti sono destinati a fallire sin dal giorno della loro macchinazione, dandone la buona novella ai credenti nel versetto "...i loro inganni non vi procureranno alcun male" (Surat l-'Imrân, 120).

Allah dice inoltre: "Quanto a coloro che sono miscredenti, le loro opere sono come un miraggio in una piana desertica che l'assetato scambia per acqua e poi, quando vi giunge, non trova nulla; anzi, nei pressi trova Allah che gli salda il conto. Allah è rapido al conto" (Surat An-Nûr, 39). Anche il materialismo diviene un miraggio, come è indicato in questo versetto; quando lo hanno raggiunto, si accorgono che non è nulla se non un'illusione. Allah li ha ingannati con tale miraggio, ovverosia, essi hanno percepito l'intera serie di immagini come reale. Tutte queste persone "eminenti", professori, astronomi, biologi, fisici e tutti gli altri, indipendentemente dal loro rango, sono ingannati come bambini e umiliati, in quanto ergono la materia a loro dio. Essi fondano la loro filosofia e ideologia sull'assolutezza di una serie di immagini, della quale disputano con serietà adottando un cosiddetto discorso "intellettuale". Si considerano abbastanza saggi da dibattere la verità dell'universo e, cosa ben più rilevante, argomentano riguardo ad Allah valendosi della loro intelligenza limitata. Allah parla della loro situazione nel versetto seguente:

Tessono strategie e anche Allah ne tesse.
Allah è il migliore degli strateghi. (Surat l-'Imrân, 54)
È possibile sfuggire ad alcuni complotti; nondimeno, il piano di Allah contro i miscredenti è talmente fermo da non lasciare via di fuga. Indipendentemente da ciò che essi faranno o a chi si appelleranno, non troveranno alcun aiuto all'infuori di Allah. Come Egli ci rende noto nel Libro: "non troveranno, oltre ad Allah, né patrono né alleato" (Surat An-Nisâ, 173).

I materialisti non si sarebbero mai aspettati di cadere in tale trappola. Avendo a disposizione tutti i mezzi del XX secolo, hanno creduto di poter avanzare ostinatamente nella loro negazione traendo gente alla miscredenza. La loro perenne mentalità e la fine che li attende sono descritte nel Corano:

Ordirono una trama e Noi ordimmo una trama senza che se ne accorgessero. Guarda cosa ne è stato della loro trama: li facemmo perire insieme con tutto il loro popolo. (Surat An-Naml, 50-51)
Questo è, in un altro senso, il significato di quanto affermato in questi versetti: i materialisti sono destinati a comprendere che tutto quanto essi possiedono non è altro che un'illusione, quindi è stato distrutto. Nel momento in cui testimoniano che tutte le loro proprietà, le loro fabbriche, l'oro, i soldi, i figli, i consorti, gli amici, il rango e la posizione, il loro stesso corpo, in altre parole tutto quanto credono che esista, sfugge via dalle loro mani, essi "periscono" secondo le parole del versetto 51 di Surat An-Naml. A questo punto, non sono più materia ma anime.

Senza dubbio, comprendere questa verità è la peggior cosa possibile per i materialisti. Il fatto che tutto ciò che possiedono sia soltanto un'illusione è equivalente, secondo il loro linguaggio, a "morire prima di morire" in questo mondo.

Ciò li lascia in completa solitudine con Allah. Con il versetto "LasciaMi solo con colui che ho creato" (Surat Al-Muddaththir, 11) Egli ha richiamato la nostra attenzione sul fatto che ogni essere umano è, in realtà, del tutto solo presso di Lui. Questa verità è richiamata in molti altri versetti:

Siete venuti a Noi da soli, come vi abbiamo creati la prima volta. Quello che vi abbiamo concesso lo avete gettato dietro le spalle... (Surat Al-An'âm, 94)
E nel Giorno della Resurrezione ognuno si presenterà da solo davanti a Lui.  (Surat Maryam, 95).
Questi versetti possono essere interpretati anche nel modo seguente: coloro che prendono la materia a loro dio provengono da Allah e a Lui ritornano. Essi hanno sottomesso la loro volontà ad Allah, volenti o nolenti. Ora attendono il Giorno del Giudizio, nel quale ognuno di essi sarà chiamato a rendere conto. Per quanto si rifiutino di comprenderlo...
 

Conclusione

Il tema della nostra trattazione rappresenta una delle più grandi verità che possano essere rivelate nel corso della vita. Dimostrando che l'intero mondo materiale è in realtà "un'ombra", si offre la chiave per riconoscere l'esistenza e la creazione da parte di Allah, il Quale è l'unico essere assoluto. Ciò permette di comprendere che il mondo non è ciò che molta gente suppone; non è un luogo assoluto con una vera esistenza, come credono quelli che vagabondano senza scopo per le strade, che scatenano risse nei pub, che si pavoneggiano nei locali di lusso, che si vantano delle loro proprietà o che dedicano la loro vita a vani scopi. Il mondo non è altro che una serie di percezioni, un'illusione.Tutti coloro che abbiamo citato sopra sono soltanto ombre che contemplano queste percezioni nella loro mente senza esserne coscienti.

Questo concetto è molto importante in quanto scardina e distrugge la filosofia materialista negatrice dell'esistenza di Allah. Questa è la ragione per cui materialisti quali Marx, Engels e Lenin ne ebbero timore e, presi dall'ira, ammonirono i loro seguaci a non "riflettere" su questo tema qualora se ne parlasse. In realtà, queste persone si trovano in un tale stato di deficienza mentale da non potere neppure comprendere che le percezioni si formano all'interno del cervello. Ritengono quindi che l'oggetto della loro contemplazione sia il "mondo esterno", non sospettando neppure l'ovvia evidenza del contrario.

Tale inconsapevolezza è il risultato della mancanza di saggezza determinata da Allah per i miscredenti, i quali - è scritto nel Corano - "hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono e orecchi che non sentono, sono come bestiame, anzi, ancor peggio. Questi sono gli incuranti." (Surat Al-A'râf, 179)
Per mezzo della riflessione personale è possibile approfondire tale conoscenza. A tal fine, è necessario concentrare la propria attenzione e considerare il modo in cui si percepiscono gli oggetti che ci circondano. In tal caso, sarà possibile comprendere che quell'essere dotato di saggezza il quale vede, sente, tocca, pensa e legge ora questo libro è soltanto un'anima che contempla le percezioni dette "materia" su uno schermo. Chi perviene a questa comprensione si allontana dal dominio del mondo materiale che inganna la maggior parte dell'umanità per entrare nel regno della vera esistenza.

Questa realtà è stata compresa da alcuni sapienti musulmani nel corso della storia. Uomini come Imam Rabbani, Mohyiddîn Ibn 'Arabî e Mevlana Cami pervennero a tale conoscenza meditando le indicazioni del Corano e valendosi dell'intelletto. Alcuni filosofi occidentali, tra cui George Berkeley, ne ebbero un'intuizione per mezzo della ragione. Imam Rabbani scrisse nelle sue Mektubat (Lettere) che l'intero universo materiale è "un'illusione e una supposizione (percezione)" e che l'unico essere assoluto è Allah:

Allah... La sostanza di questi esseri che Egli ha creato è il non-essere. Egli ha creato tutto sotto forma di sensi e illusioni... L'esistenza dell'universo è al livello di sensi e illusioni e non è materiale... In realtà, non vi è nulla nell'esteriore se non l'Essere Glorioso, (che è Allah).188

Imam Rabbani ha esplicitamente affermato che tutte le immagini presentate all'uomo non sono altro che illusioni e che non hanno alcun originale "nell'esteriore".

Questo ciclo illusorio è rappresentato nell'immaginazione. È visto secondo l'estensione della sua rappresentazione per mezzo dell'occhio della mente. Nell'esteriore sembra che sia osservato con l'occhio della testa. Tuttavia, non è così. Non ha né una designazione né una traccia nell'esteriore. Non esiste alcuna circostanza da vedere. È simile al volto di una persona riflesso in uno specchio. Non ha costanza nell'esteriore. Senza dubbio, sia la sua costanza che la sua immagine si trovano nell'IMMAGINAZIONE. Allah è Colui Che meglio conosce.189

Mevlana Cami è pervenuto alle medesime conclusioni seguendo le indicazioni del Corano e usando l'intelletto: "Tutto quanto si trova nell'universo non è altro che sensi e illusioni. Può essere paragonato a un riflesso in uno specchio o a un'ombra".

Il numero di coloro che sono pervenuti a tale comprensione nel corso della storia è, tuttavia, molto limitato. Grandi sapienti come Imam Rabbani hanno scritto che sarebbe sconveniente rivelare questo fatto alle masse, in quanto la maggior parte della gente non sarebbe in grado di cogliere il significato.
Nell'età in cui viviamo questa conoscenza è stata resa empirica dal corpo di prove avanzato dalla scienza. Il fatto che l'universo sia un'ombra è stato descritto per la prima volta nella storia in modo chiaro, concreto ed esplicito.

Per questa ragione, il XXI secolo rappresenterà un punto di svolta epocale, dove la gente comprenderà comunemente le realtà divine e sarà condotta in folla verso Allah, il solo Essere Assoluto. Nel XXI secolo la fede materialistica del XIX secolo sarà relegata tra i rifiuti della storia, l'esistenza di Allah e la creazione saranno riconosciute, la mancanza di tempo e di spazio saranno intese e l'umanità si libererà dai secolari veli, inganni e superstizioni che la avvolgono.

Nessuna ombra potrà impedire questo corso inevitabile.
 

NOTE :
173 Frederick Vester, Denken, Lernen, Vergessen, vga, 1978, p.6
174 George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris 1954, pp.38-39-44
175 R.L.Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, Oxford University Press Inc. New York, 1990, p.9
176 Lincoln Barnett, The Universe and Dr.Einstein, William Sloane Associate, New York, 1948, p.20
177 Orhan Hançerlioðlu, Düþünce Tarihi (The History of Thought), Istanbul: Remzi Bookstore, 6.ed., September 1995, p.447
178 V.I.Lenin, Materialism and Empirio-criticism, Progress Publishers, Moscow, 1970, p.14
179 Bertrand Russell, ABC of Relativity, George Allen and Unwin, London, 1964, pp.161-162
180 R.L.Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, Oxford University Press Inc. New York, 1990, p.9
181 Karl Pribram, David Bohm, Marilyn Ferguson, Fritjof Capra, Holografik Evren 1(Holographic Universe 1), translated by Ali Çakýroðlu, Kuraldýþý Publishing, Istanbul: 1996, p37
182 George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris 1954, p.53
183 Orhan Hançerlioðlu, Düþünce Tarihi (The History of Thought), Istanbul: Remzi Bookstore, 6.ed., September 1995, p.261
184 George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris 1954, p.65
185 Paul Davies, Tanrý ve Yeni Fizik, (God and The New Physics), translated by Murat Temelli, Im Publishing,  Istanbul 1995, s.180-181
186 Rennan Pekünlü, "Aldatmacanýn Evrimsizliði", (Non-Evolution of Deceit) Bilim ve Ütopya, December 1998 (V.I.Lenin, Materialism and Empirio-criticism, Progress Publishers, Moscow, 1970, pp.334-335)
187 Alaettin Þenel, "Evrim Aldatmacasý mý?, Devrin Aldatmacasý mý?", (Evolution Deceit or Deceit of the Epoch?) Bilim ve Ütopya, December 1998
188 Imam Rabbani Hz. Mektuplarý (Letters of Rabbani), Vol.II, 357. Letter, p.163
189 Imam Rabbani Hz. Mektuplarý (Letters of Rabbani), Vol.II, 470. Letter, p.1432